IL PICCOLO NEGOZIO DELLA FELICITA’ HYGGE

“Magari era una sua strategia per portarlo dalla sua parte, ma non ne era più tanto sicuro. Fino ad allora si era comportato in maniera brusca con lei, non poteva continuare a dare per scontata la sua gentilezza”.

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il piccolo negozio della felicità hygge recensioneVoi conoscete il termine “hygge”? È una parola danese, la traduzione che vi si avvicina di più è “accogliente”, ma non rende perfettamente l’idea. Hygge è quando fuori nevica e tu sei al calduccio davanti il caminetto. O quando sei a cena con le persone che ami e si percepisce nell’aria il profumo di una buona pietanza. 

Hygge è qualcosa di bello. Significa… bè, non esiste una parola specifica con lo stesso significato in inglese, ma è simile a ciò che voi definite cozyIl fuoco del camino, bere qualcosa di gustoso in buona compagnia, a luci suffuse… è hygge”. 

Queste sono le atmosfere che riesce a ricreare Clara, la protagonista, una giovane donna danese in fuga dai ricordi del suo passato e in cerca di un posto dove mettere radici.   

Il suo viaggio la conduce in un piccolo paesino bisognoso di amore nelle campagne di Londra: Yulethorpe.
Qui la vita sembra essere fuggita via lasciando posto solo all’involucro di quello che era stato. Clara si sente come quel paese, triste e vuota ma in cerca di un cambiamento.

L’accoglienza che la gente del posto le riserva non è delle migliori. Il senso di rassegnazione traspare tanto dalle persone quanto dai negozi e dalle attività commerciali, ormai quasi tutte chiuse per mancanza di clienti.

Tuttavia, un locale in particolare attira la sua attenzione: un piccolo negozio di giocattoli che accende in lei la luce dei ricordi e attiva la sua fantasia.

Pur essendo appena arrivata e solo di passaggio, come spinta da una mano invisibile, si ritrova ad assistere ad una piccola discussione che coinvolge proprio la proprietaria di quel negozio.

Louisa, stanca di quella vita, decide di partire all’improvviso e di chiudere il negozio. Nella mente di Clara si materializza un’idea: lei è in cerca di una casa e di qualcosa che le dia uno scopo, Louisa sta per partire e lascerà la sua casa vuota e il negozio chiuso.  

“Si morse un labbro, sentiva dentro di sé la necessità di compiere quella missione. Aveva vagato per mesi senza un vero scopo, era come un segno del destino essersi ritrovata in quel paesino, consapevole che avrebbe potuto fare la differenza”.  

Così, da un giorno all’altro, si ritrova a un tetto sulla testa e la gestione del negozio di giocattoli.
Nella sua mente si susseguono una serie di idee per rimettere in piedi quella attività, tutte decisamente hygge, la più efficace ed immediata sembra essere quella di creare ogni settimana una vetrina diversa utilizzando i giocattoli presenti nel negozio.

Già dalla prima vetrina esposta si inizia a percepire il cambiamento nella gente del paese che sembra come ipnotizzata da quelle scene. Il figlio di Louisa, Joe, però non è felice della scelta della madre e, temendo che Clara voglia mettere le mani sui loro averi, si precipita nel paese per costatare da vicino le intenzioni della nuova arrivata.  

La presenza di Clara lo lascia senza parole. Lui, uomo di finanza che vive per il suo lavoro a Londra, sempre attaccato al telefono e con un livello di stress alle stelle. Lei, senza un lavoro, senza un cellulare, che vive alla giornata godendosi la serenità di poter ammirare un tramonto o di fare una passeggiata nei boschi senza preoccuparsi dell’orario.   

La convivenza forzata non è decisamente facile ma Clara conosce perfettamente la forza della filosofia hygge e spera con tutta se stessa che questa visione delle cose riesca a trasformare il negozio e contagi anche Joe.  

“Ascolta. Devi fargli capire che la vita non è soltanto affari nella City, stress, profitti dell’azienda e denaro. Tu sai sfruttare la strategia hygge, giusto?  

Joe però è un osso duro, sempre attaccato al suo cellulare e completamente immerso nel suo lavoro. Vive perennemente in uno stato di stress e sembra non riuscire ad accettare di vedere la vita in una maniera diversa.
Ogni gesto gentile di Clara sembra non essere notato, ogni progresso che riesce ad avere nel negozio un buco nell’acqua.

Gli abitanti del paese però non la pensano allo stesso modo. Il negozio è sempre pieno di bambini e le idee di Clara sembrano funzionare perfettamente.

Questo però non impedisce a Joe di cercare un acquirente per il negozio, e quando l’agente immobiliare si presenta per fare una valutazione, il mondo che Clara stava ricostruendo sembra crollare addosso nuovamente.   

Come se non bastasse, Louisa rientra in scena a sorpresa proprio quando il rapporto tra i due ragazzi sembrava diventare qualcosa di più. Questo convince ulteriormente Clara che il suo posto forse non è in quel paese e si prepara a partire nuovamente.

Riuscirà finalmente a mettere radici?  

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Questa storia parla di forza di volontà, di avere la capacità di cambiare il corso degli eventi e riuscire ad invertire la rotta quando ci si rende conto che la vita che stai vivendo non ti rende più felice.  

In fondo quindi parla di quell’amore in senso più ampio: amore per se stessi, amore per un luogo o un lavoro, amore per la vita.   

Non so spiegarvi esattamente perché, ma appena iniziata la lettura ho sentito nella mia testa una specie di voce fuori campo. Avete presente le scene iniziali dei film dove si sente una voce che racconta l’inizio della storia? Ecco, qualcosa di simile. 

La tecnica narrativa della Blake è molto scorrevole. Mi piace molto che abbia dato voce ad entrambi i protagonisti (Clara e Joe) perchè questo ti consente allo stesso tempo di capire meglio i loro pensieri e di sentirti più parte della storia.
In realtà c’è anche una terza voce narrante, quella di Louisa, che compare spesso a fine capitolo con un a lettera inviata a Gavin in cui racconta le vicissitudini del suo viaggio e si informa sul quello che accade nel paese. 

Mi sono piaciuti moltissimo gli aneddoti riguardanti la Danimarca, ho verificato su Google se la storia del J-Dag fosse vera e quando ho visto le immagini mi è venuta voglia di andare sul sito di una compagnia aerea e prenotare i biglietti per la Danimarca!  

Vi consiglio di leggere questa romanzo prima di Natale. Il periodo descritto è più o meno quello ma in ogni caso l’atmosfera che si respira sfogliando le pagine si sentirà più intensamente se fuori farà freddo e magari, accendendo qualche candela per rendere l’ambiente più hygge. 

Se volete conoscere meglio Rosie Blake vi consiglio di leggere la sua biografia dove troverete anche i suoi contatti social.

Non voglio aggiungere altro se non… buona lettura!